Friday, March 25, 1988

Gli studenti dell'88

UN SALTO NEL VOTO

Piccoli movimenti crescono: nati in provincia, si preparano a conquistare le città. Dopo Isernia, Grosseto, Novara, Rho. E ora Milano. Cosa chiedono? "Giudicateci "

di Mauro Suttora e Marina Terragni

Europeo, 25 marzo 1988

"La pagella è tutta un quiz/ e noi studiamo , e ristudiamo anche se li conosciamo noi i voti non vediamo/ Si' , la scuola e' tutta un quiz con gli insegnanti, quanti lamenti / Senza pagelle non siamo studenti e dalla scuola staremo assenti".
"Inno degli studenti pro pagelle di Isernia Spotlight", urlacchia Madonna dalle frequenze di Radio Molise In . E gli studenti di Isernia , per una volta nella vita , alle luci della ribalta ci sono arrivati . Da dieci giorni ormai , tutti gli alunni delle medie superiori del piu' piccolo capoluogo di provincia italiano (20 mila abitanti) sono in sciopero . Mai , neanche nel ' 68 , gli studenti da queste parti avevano disertato le lezioni cosi ' a lungo . E Isernia , per una volta nella vita , e' stata l' avanguardia , la miccia di un movimento che dal Molise in pochi giorni si e' esteso a tutta Italia : quello degli studenti che reclamano i voti . Che vogliono le pagelle . Che scioperano contro gli scioperi dei Cobas

Gli studenti dell' 88 passeranno alla storia per l' invocazione " giudicateci " ? Il ventennale del ' 68 celebrera' la " serrata " dei giovani iperrealisti di oggi contro i professori ex sessantottini in lotta ? Troppo presto per dirlo . Certo e' che lo stereotipo dello studente fannullone ossessionato dal registro , da Gianburrasca a Porky' s , riceve un duro colpo .
" We need valutation " , e' scritto sullo struggente tazebao che penzola nell' atrio del liceo scientifico Casiraghi a Cinisello Balsamo , cintura milanese. John Belushi , con le matite nel naso , si rivolta nella tomba . Vent' anni di lotta contro la meritocrazia evaporati come neve al sole . A Isernia di neve ne e' caduta mezzo metro , la scorsa settimana . Ma la mattina di giovedi ' 10 marzo , in piazza San Francesco , splende il sole . E al calduccio , seduti sulle panchine , riposano i ragazzi dell' 88 . Il giorno prima hanno fatto un corteo . Il giorno dopo faranno un' assemblea . Oggi , festa : invadono le vie del centro , o ritornano con la corriera ai loro paeselli del Matese .

"Noi dell' ultimo anno siamo i piu' colpiti dagli scioperi dei prof " , spiega Deborah Biello , 18 anni , liceo scientifico , " perche' senza i voti del primo quadrimestre rischiamo di essere ammessi di diritto alla maturita' , di fare l' esame , di superarlo e magari poi , in agosto , di essere bocciati dal consiglio di classe " . " Non abbiamo nulla contro gli insegnanti " , ci tiene a precisare Filippo Orsi , rappresentante dell' istituto tecnico commerciale , che con i suoi 1 . 200 studenti potrebbe essere il terzo paese della provincia , dopo Agnone e Venafro . Pero' voi scioperate contro il blocco degli scrutini effettuato dai professori . " Si' , ma siamo al loro fianco . Vogliamo che Galloni risolva la situazione , aumentando i loro stipendi " . Quanto dovrebbero guadagnare , secondo voi ? " Se i postini prendono uno e sette , e' giusto che i prof guadagnino due milioni " , rispondono in coro .

Non e' stato facile far sapere al mondo che i ragazzi di Isernia erano scesi in sciopero . Al contrario degli studenti dell' 85 , quelli del liceo artistico di Milano che ebbero tutti i giornalisti addosso fin dal primo corteo , qui Fabio Serricchio , 5 anno di ragioneria , ha dovuto fare due ore di treno fino a Napoli per portare un comunicato al Mattino e alla Repubblica. Ma spiega che gli studenti dell' 88 , oltre a non avere nulla da spartire con il ' 68 , sono differenti anche dal movimento di tre anni fa : " Molti di noi andarono al corteo a Roma , e lottiamo anche oggi per migliorare la scuola e non per distruggerla . Pero' noi siamo spontanei , indipendenti , non ci faremo controllare da nessuno . Neanche dai sindacati , che nell' 85 ci diedero i pullman per Roma " . Il papa' di Fabio è insegnante . " E non e' d' accordo con il nostro sciopero . Lui e' della Cgil , non gli piacciono le lotte dei Cobas e dello Snals . Ma pensa che verremo strumentalizzati " .

Andiamo al liceo classico . Il preside , Emilio Pacitti , ci comunica che gli studenti presenti sono solo dieci : " La loro protesta si riconduce alla mancata attribuzione dei voti e delle pagelle " . Si' , ma lei che ne pensa ? " In un primo momento era stato detto che era uno sciopero reazionario , una Vandea . Poi e' venuta una delegazione di ragazzi preoccupati per questo , e hanno detto ai professori che il corteo non era contro di loro , e che anzi li appoggiavano " . Meno calmo e' rimasto il preside dello scientifico , Rocco Brunetti , che con un comunicato alla tv locale ha invitato i genitori a rispedire i figli a scuola .

Ma chi sono i ragazzi di questa cittadina (la piu' antica d' Europa : l' " uomo di Isernia " risale a 750 mila anni fa , un bel po' prima dei sanniti) ficcata in mezzo alle montagne a meta' strada fra Napoli e Pescara , fra Roma e Foggia ? Enrica Fabrizio , 17 anni , liceo scientifico , e' felice di viverci : " Qui tutto e' tranquillo , le ragazze possono camminare per strada anche alle tre di notte " . E dove andate , fino alle tre di notte ? " Al Franz' s pub , o nell' unico cinema che e' rimasto . No , non ci sentiamo tagliati fuori , anche se quando andiamo in giro per l' Italia in macchina la gente vede la targa e ci domanda se veniamo da Istanbul o da Israele , o se e' Siena all' incontrario " . Che cantanti vi piacciono ? " Luca Carboni " . " Baglioni , Venditti " . " Eagles , Queen " . " Gaetano Barone . E un cantautore di Isernia . Ha mandato una sua cassetta a Ricordi " . " Pat Metheny e il jazz fusion " , si sbilancia Luca Mainella dello scientifico , che indossa un basco nero con tre stelle e il simbolo di una batteria , e che vorrebbe entrare in accademia di polizia .

Che volete fare da grandi ? " Un lavoro redditizio . Percio' mi iscrivero' a ingegneria o legge " , risponde Cesare Stefano , dello scientifico . " Dirigente " . " Commercialista " . " Medico " . " Notaio " . " Manager non statale " . " Critico musicale " . " Commercialista " , azzarda Deborah . " Ingegnere " , si propone Barbara Labella , che ha 9 in storia e latino . Che politici vi piacciono ? " Berlinguer e' stato l' ultimo " . " Goria come uomo " . " Silvia Costa come donna " . " Andreotti come volpe " . " Cossiga e' affascinante " , stabilisce Enrica . Nessuno e' iscritto a gruppi politici , o a Cl . Francesco D' Ischia , che ha 17 anni ed e' anarchico , ci informa che la Dc a Isernia ha il 65 per cento , e che i politici locali fanno pena . Su questo tutti d' accordo . Piccolo sondaggio su venti ragazzi : quanti hanno fatto sesso ? Quattro maschi . " A me piacciono chiattoncelle , pienotte , come Sabrina Salerno " , sogna Francesco l' anarchico . Altro sondaggio : quanti vogliono andarsene da Isernia ? Solo quattro . " Perche' qui si sta bene , ci si possono permettere degli sfizi . E se si fara' una manifestazione nazionale , proporremo Isernia".

Il dibattito piu' chiaro sul movimento pro pagelle lo abbiamo potuto ascoltare alle otto di mattina di venerdi ' 11 marzo sul bus che porta da Civitanova Marche (Macerata) a Civitanova Alta . Qui sta un Istituto tecnico commerciale con 831 studenti che e' balzato all' onore delle cronache perche' la preside , Silvana Colavito , ha sospeso " con obbligo di frequenza " (ha " consegnato " , si direbbe nell' esercito) i 700 ragazzi che avevano scioperato contro lo sciopero dei professori . Il che e' piuttosto strabiliante : gli utenti di un servizio pubblico obbligati a usufruirne . Paolo e Cristiano , 14 anni , primo anno , sciopero non l' hanno fatto : " Tanto i voti li conosciamo , non c' e' bisogno delle pagelle " . Li attaccano le loro compagne di classe Annarita e Annalisa : " Abbiamo lavorato , adesso vogliamo vedere il risultato . Per questo abbamo scioperato " .

" Ieri in Tv c' era uno sciopero vero , quello dell' Italsider a Napoli " , ribattono i maschi , " voi invece siete andate a casa " . " Che c' entra ? Che direste se a vostro padre non dessero la busta paga a fine mese ? Per noi la pagella e' un documento che ci da' soddisfazione . E poi la preside ci ha anche annullato la gita a Firenze , e non si puo' piu' scendere in cortile " . " La sospensione non se l' e' inventata essa , ci sara' una legge del provveditore " , rispondono i due legittimisti . " Vogliamo proprio vedere se adesso metteranno sette in condotta a tutti " , concludono tranquille le ragazze , fiduciose nel " mal comune mezzo gaudio " .

La preside non vuole parlare con i giornalisti . All' uscita , all' una , parliamo con Simone Catini , quinta D , capo degli studenti . " Nella mia classe non ha scioperato nessuno " . Perche' , avete paura per la maturita' ? " No , perche' era una cavolata . Con gli scioperi non si risolve niente " . I piccoli accusano le quinte di non avere scioperato perche' volete fare le gite . " Si' , noi andremo sette giorni in Olanda , e la preside ha fatto bene a togliere le gite a chi ha scioperato " . Ha fatto bene anche a sospendere ? " Secondo me , si " .
Simone , questo leader studentesco un po' masochista , e' un simpatico ragazzone con la gommina sui capelli che legge Famiglia Cristiana ( " e' abbonato mio padre " ) e Max ( " lo compriamo io e mio fratello , che fa l' assicuratore " ) . Ha la ragazza , sta per la Juve , ha votato Psi . E iscritto all' Avis e all' Aido (mette quindi a disposizione sangue e organi) . Ma , soprattutto , e' capo scout . E gli scout , a Civitanova , sono una potenza : 250 su 25 mila abitanti.

Piano piano , la protesta per i voti dalla provincia si avvicina alle citta' . Da Grosseto , da Foligno , da Benevento (dove i ragazzi rifiutano di farsi interrogare) a Novara : duemila giovani in corteo . Settemila a Rho (Milano) : non si era visto neanche nell' 85 . Piazza Liberta' , a Magenta , occupata da mille studenti . Il liceo Manzoni , a Milano , si e' svegliato : " I soldi per i prof prendeteli dalle spese militari " , propongono i ragazzi dell' 88 . " Contro nessuno , ma solo per noi stessi vogliamo i nostri voti , non siamo mica fessi " , urlano a Isernia . E dalla Lombardia rispondono : " Pagelle belle o brutte , le vogliamo tutte ! " . Sit in allo scientifico Casiraghi di Cinisello . Una compostezza disarmante : solo dalle 8 . 30 alle 11 . 30 . " Poi si torna in classe a fare lezione : cosi' non pensano che e' una drittata per saltare scuola " .

Nessuno alza la voce , nessuno fuma , colletti lindi e maglioncini pastello . Solo una coppietta , travolta dalla passione , ripara discretamente dietro una colonna . Uno studente raccoglie firme a favore del trapianto renale . I nervi della povera professoressa Paccani , Snals , stanno per saltare : si chiude in uno sgomento no comment . " Senza pagelle per noi e' un' angoscia incredibile " , rivela una ragazza con la voce rotta , " soprattutto per chi barcolla tra il 5 e il 6 " . " Mia madre deve parlare con la prof " , si esagita un ragazzo , " ma c' e' il blocco ricevimento ! " . E l' interrogazione ? E bello farsi interrogare ? " Proprio stupendo no " , ammette . La preside Giuseppina Mognoni , Cgil , tenta il tutto per tutto : " Ragazzi , facciamo un' assemblea e parliamone . Ragazzi , io non credo alle spaccature tra mondo del lavoro e mondo degli studenti . Ragazzi ! E un problema politico , dio santo . Non potete far finta di non capirlo ! " . Niente da fare : " Vogliamo il sit in . Vogliamo i giornalisti . Basta con lo sfascio della scuola . Viva i voti . Abbasso Galloni che non da' retta ai prof . Guadagnano troppo poco i prof . Ma bloccare gli scrutini rompe solo noi . Galloni se ne frega " . " La Iotti si " , sospira Davide , 16 anni , " che ci saprebbe fare . E tosta " . Di che partito e' ? " Non lo so . So solo che la politica mette la scuola per ultima , perche' nessuno ci guadagna niente . Nemmeno Nicolazzi " . " Insomma " , strepita una ragazza col rimmel blu , " un po' di buon senso ! Si mettano d' accordo . Cosa siamo noi , carne da macello ? " . Ma il tavolo delle trattative e' un suk .

" L' anno scorso sono stati concessi 25 alunni per classe " , spiega Carlo Oliva , professore al Parini di Milano , " poi il ministero ha rilanciato a 28 . Il sindacato tirava a 27 . Stamattina e' passata una circolare : hanno mediato su 27 e mezzo " . I Cobas hanno annunciato : il blocco degli scrutini continua . " Noi cerchiamo il dialogo con gli studenti " , assicura Tito Occhiobianco , dei comitati di base , " ma ogni lotta impone dei sacrifici . E finche' Galloni si rifiutera' di trattare con noi , non molleremo " . Fra gli studenti l' impazienza sale . Nel nuovo movimento ci stanno tutti : ciellini e verdi , paninari e " gini " , figiciotti e cattolici . Con le loro Burlington , Naj Oleari , le Kefieh , i walkman . Sempre piu' lontani dai partiti : " La nostra manifestazione e' apolitica " , dicono a Magenta . "Questo movimento e' spontaneo , non ci strumentalizza nessuno " , si inorgogliscono i ragazzi di Cinisello . " Siamo molto meglio di quelli dell' 85 , perche' qui di partiti non ce n' e' . Invece allora i leader erano politicizzati " . Sceglietevi un nome . " Chiamateci 'Movimento spontaneo per una scuola migliore' ".

Mauro Suttora
Marina Terragni

Fobie

La paura fa 90

Ci sono i rupofobi, i cleptofobi, i tachifobi. E poi i cinefobi , i cinofobi e i claustrofobi. Qualcuno non sopporta la profondità dell'universo, altri i capezzoli, le spalle, i laghi. Riconoscete qui la vostra angoscia privata. E tranquillizzatevi in buona compagnia

di Mauro Suttora e Fiamma Arditi

Europeo, 25 marzo 1988

Scusi, lei che fobia ha? Domanda indiscreta, privata, impertinente. Alla quale riesce a rispondere, probabilmente, solo chi di fobie veramente gravi non ne ha. Da quando, nel 1908, Sigmund Freud scopri' che il piccolo Hans, un bimbo di 5 anni, aveva la fobia di essere morso dai cavalli, di acqua ne e' passata sotto i ponti. Ma, anche se aggredite scientificamente dalla psicanalisi, le fobie non sono certo scomparse. Anzi.

"Per la verita' , almeno nel caso delle nevrosi isteriche , la scoperta della finzione drammatizzante le ha fatte diminuire drasticamente", avverte Giuseppe Zappone, psicoterapeuta comportamentale di Milano , autore del libro Origine e superamento delle paure inutili (ed . Masson) . " In compenso sono aumentate , negli ultimi decenni e soprattutto negli ultini anni , le fobie estetiche : quanti adolescenti , anche maschi , che non escono di casa perche' hanno paura di essere brutti , o comunque non all' altezza dei modelli proposti dalla pubblicità".

"Freud metteva le fobie in relazione alle figure interiorizzate dei genitori", spiega Massimo Ammanniti, professore di psicopatologia a Roma, "e infatti in generale le fobie sono legate ai conflitti edipici. Molto frequenti nei bambini , in alcuni adulti rimangono come conflitti residui ed entrano a far parte del carattere".

Spiegazione tranquillizzante ? Proviamo a ripetere la domanda : scusi, qual e' la sua fobia ? Ecco un elenco (nient'affatto esaustivo) di novanta paure, incubi e ossessioni che attanagliano personaggi della cultura, dello spettacolo, della politica. Alcuni sono semplici fastidi, raccolti al volo, altri sono veri e propri terrori cosmici . Ma anche le fobie piu' piccole e insignificanti possono essere fastidiose: sia per chi le ha, sia per chi gli sta attorno. E quando si trasformano in manie, seppur simpatiche e inoffensive, sono dolori per tutti . Cominciando dalle piu' comuni, ne elenchiamo novanta, in omaggio al detto: " La paura fa novanta".

CHIUSO. Soffre furiosamente di claustrofobia , oltre a Renato Vallanzasca, l'editrice Adelina Tattilo.
APERTO . " Da bambino avevo l' agorafobia , ma forse per il lavoro che faccio mi sta scomparendo ". Ippolito Pizzetti, architetto di giardini .
SILENZIO . Arrigo Cipriani , proprietario dell' Harry' s Bar a Venezia : " Non mi piace il rumore dell'Harry's Bar vuoto ". ASCENSORI . Gabriella Farinon , ex presentatrice tv , moglie dell'imprenditore Stefano Romanazzi , ha evitato gli ascensori dopo aver subito un tentativo di violenza in quello di casa sua. Il giornalista Giuliano Ferrara non sopporta gli ascensori chiusi, senza porte di vetro. Anche Antonio Del Pennino, deputato repubblicano, tituba dopo essere rimasto prigioniero di un ascensore per tre ore una domenica d'estate .
VOLARE . Oltre all' ex campione del mondo dei pesi massimi Cassius Clay Muhammad Ali, Sandra Mondaini , Raimondo Vianello e Monica Vitti , anche Adriano Celentano e Mina, nonche' Pupi Solari, proprietaria di negozi di moda , sono vittime di un' insuperabile paura di volare . E per questo che non hanno mai tenuto concerti negli Stati Uniti .
SPORCO . Rupofobia , dal greco " rupos " . " Sono sempre con lo straccio della polvere in mano " , dichiara l' attrice Paola Borboni , 88 anni . " E una mania legata alla mia infanzia : mia madre mi ha cresciuto con il terrore dei microbi che portano le malattie , e che si trovano nella polvere . Ma almeno e' una paura positiva : la mia casa e' uno specchio" .
CUOCHI . " Ho una paura furiosa delle pentole , dei piatti , ho il terrore che un leggero residuo di polvere o di grasso sia rimasto su di loro . Ecco perche' ho paura dei cuochi . Per il resto la polvere puo' ricoprire tutto : i libri , le persone , le cose , non mi importa " . Valentino Zeichen , poeta .
PULITO . La fobia per lavaggi e abluzioni frequenti non e' piu' monopolio dei sozzoni . Parlate con un dermatologo . " I bimbi , le donne , gli anziani e chi ha la pelle asciutta , non deve lavarsi tutti i giorni " , avverte infatti il professor Giancarlo Armuzzi di Milano . L' eczema da troppa pulizia e' in aumento .
VELOCITA' . La tachifobia quasi paralizza Joanne Woodward , moglie di Paul Newman : ha fatto tarare la propria auto per non poter superare i 40 chilometri all' ora , neppure spingendo al massimo l' acceleratore . Purtroppo per lei , suo marito e' invece un noto fanatico delle auto da corsa .
ANGOLI . Mai tagliare gli angoli delle strade e accarezzare sempre gli spigoli . Lo raccomanda l' ex deputato comunista Antonello Trombadori .
SPECCHI. Guai se si rompono . Sono molti a crederlo . Anche Marisa Bellisario , amministratore delegato dell' Italtel . SCALE. Monica Vitti . Se per distrazione passa sotto una scala , da attrice comica , qual e' diventata , ritorna a essere una diva drammatica come ai tempi del film Deserto rosso.
OLIO E VINO. Quando li rovescia inavvertitamente a tavola, l'industriale Pietro Barilla , per superare il trauma , bagna il dito e si tocca il lobo dell' orecchio.
SERPENTI. Ofidiofobici sono sia l'attrice Ann Margret sia il deputato liberale Paolo Battistuzzi : " Mia moglie ed io volevamo comprare una casa di campagna in Umbria " , racconta Battistuzzi , " sapendo che in zona si avvistavano serpenti , abbiamo cambiato idea " .
TOPI . L' attore Clint Eastwood e la psicologa Gianna Schelotto (deputata della Sinistra indipendente) condividono lo stesso schifo : per i topi . " Specialmente quando il tu per tu avviene in una stanza " , precisa la Schelotto .
CIVETTE . Stefano Romanazzi , imprenditore barese e marito di Gabriella Farinon (vedere alla voce ' ' ascensori' ' ) , appena scorge la sagoma di una civetta su un quadro o su una stoffa scappa .
FORMICHE . Alberto Bevilacqua , scrittore : " Ho il terrore delle persone che , come le Formicole rosse nel romanzo di Remo Lugli , ti si appiccicano addosso recitando sentimenti di finta amicizia , ma soltanto per spremerti qualcosa . L'ipocrisia e' una mistificazione che va ben oltre la semplice bugia " .
UCCELLI . Sono numerosi gli amanti dell 'omonimo film di Alfred Hitchcock : quelli che non ce la fanno ad attraversare piazza Duomo o piazza San Marco per paura dei piccioni .
SE STESSI . Autofobia : " La mia sola paura e' di vedermi e farmi vedere la mattina presto , quando non sono ancora truccata " . Jaclyn Smith , Charlie' s Angel .
INFLAZIONE . Pietro Citati , scrittore : " Mi scusi tanto , ma in questo periodo ho dato tante di quelle interviste che ho paura di inflazionarmi " .
BALLERINI . " Mi sento male a guardarli " , dice la regista Muzi Lofredo , " se trasmettono un film di Fred Astaire alla tv devo girare subito la faccia dall' altra parte " .
GATTI. Alberto Dall' Ora , avvocato : " Ricordo con terrore i 700 metri di retromarcia che mia moglie mi ha fatto fare nel centro di Vigevano dopo che di fronte alla nostra auto era passato un gatto nero " . Davanti ai gatti neri perdono ogni ritegno anche il giornalista sportivo Paolo Valenti , Corrado , Alberto Sordi , nonche' il sottosegretario socialista alla Sanita ' , senatrice Elena Marinucci .
CANI. Cinofobia. La Quaker Chiari e Forti è una società leader nella produzione di cibi per animali. Ma, ironia della sorte, il suo presidente Giulio Malgara non può soffrire i cani.
CINEMA. Cinefobia . Che fine ha fatto il piu' volte annunciato film di Federico Fellini Viaggio di G. Mastorna ? Il superstiziosissimo regista lo ha avviato , ma non lo ha mai portato a termine . Molte le scuse : un' inspiegabile malattia , improvvisi intoppi della produzione , persino un misterioso incendio del copione . Ce n' e' abbastanza per decretare una fobia di Fellini verso questo disgraziatissimo film .
TELEVISIONE. " Non sono un voyeur " . Giorgio Caproni , poeta . " Per me la tv non esiste , la detesto " . Emilio Servadio , psicanalista . " Ho otto figli e preferisco stare con loro " . Giuseppe De Rita , sociologo . " Non guardo la tv , ma devo passare le mie serate a sentire opinioni sulla tv . . . " . Grazia Cherchi , critica letteraria .
INTERVISTE IN TV. Marella Agnelli, moglie del presidente della Fiat Giovanni: "Le ho sempre rifiutate, con la fermezza di una roccia. Mi disturba perfino pensarci. Mi fanno sentire come da ragazzina prima d'un esame: inadeguata. Dovrei nascondermi dietro qualcosa, per farle. Ad esempio dietro un cappello... La tv trasforma i non valori in valori. Peccato".
INTERVISTE AL TELEFONO . Francesco Rosi , regista : " Ho la fobia di voi giornalisti che volete fare le interviste per telefono " .
SENZA TELEFONO . " Ho la fobia di non comunicare con l' esterno . Mi sembra di stare in una casa morta " . Achille Bonito Oliva , critico d' arte .
NATURA . Il prototipo del maschio virile , John Wayne , non si vergognava di ammettere in pubblico il proprio sacro terrore di fronte agli elementi primordiali della natura : vento (anemofobia) , fuoco (pirofobia) , acqua (talassofobia) : " Ho avuto a che fare con tutti e tre , ragazzi , e vi dico che l' avrebbero avuta vinta se non mi fossi sbrigato a scappare " .
TERREMOTI . " Faccio spesso un sogno : io , mio marito e i miei figli stiamo su un' isola bellissima , incantata . Improvvisamente , pero' , arriva un terremoto o un maremoto . Mi sveglio morta d' angoscia " . Rosanna Vaudetti , annunciatrice tv.
DIAVOLO . Per Paolo Pietroni, ideatore e curatore di Sette, la paura e' un desiderio negativo . La sua fobia per il maligno lo conferma. Lo teme come principe della notte , come entita' negativa all' armonia di un mondo possibile. Lo corteggia e lo usa , quando lo sente in se' come anima nera , per distruggere : un rapporto , un' impresa , un affare .
INFERNO . Anthony Burgess , scrittore inglese , laico : " Non possono esserci molti dubbi che ci aspetta un inferno dopo questa vita " .
FANTASMI . " Mi terrorizzano . Avverto le ' ' presenze' ' di provenienza arcana per una qualche facolta' paranormale che mi porto addosso da sempre . Di notte mi fanno rischiare l' infarto " . Sandra Milo , attrice .
MORTE . L' unica paura di Roberto d' Agostino , arbiter elegantiarum , potrebbe forse essere quella di apparire normale . E invece no , il suo cruccio e' assai normale : " Fobie ? Paure ? Mah . . . forse la morte " .
VECCHIAIA. Marina Punturieri, 46 anni, moglie di Vittorio Ripa di Meana , ex Lante della Rovere , e' gerontofoba : " Ho paura del declino fisico che si subisce inevitabilmente con l' eta'. Chi dice che si puo' invecchiare bene fa della retorica , o sfugge alla realta' . La morte non la temo : e' una tappa , l' ultima , gia' scontata . Ma il declino fisico , e ancor piu' quello intellettuale , mi fanno proprio orrore " .
AMBULANZE . " Mi viene la nausea quando vedo un' ambulanza con la scritta ' ' ambulanza' ' alla rovescia " , Luciano Satta , linguista .
SOLITUDINE . "Per esistere bisogna che si mettano in tanti" : cosi' Jean Paul Sartre, nella Nausea, bollava sprezzante i monofobici . Ma Dario Argento, regista dell' orrore , e' un uomo dominato da questa paura : " Non posso dormire da solo . Il clima angoscioso dei miei film rispecchia le mie ansie personali , le mie nevrosi " .
LADRI . Alberto Lattuada , regista , e' cleptofobo : " Provo una vera e propria repulsione nei confronti dei ladri di ogni tipo : da quelli delle tangenti miliardarie a quelli dei furtarelli da 30 mila lire . Rifiuto quindi i doni , non mi faccio mai corrompere " .
BUIO . Ornella Vanoni non dorme mai a luce spenta. Laura Antonelli di notte accende tutte le lampade di casa : " Il buio mi mette addosso una sensazione di terrore che mi prende alla gola e quasi mi paralizza , sia fisicamente che psicologicamente . Mi rendo conto che e' puerile tenere le luci accese quando si dorme , perche' con gli occhi chiusi la luce non si vede piu' . Ma il buio mi angoscia". Stessa fobia anche per la pur battagliera Jane Fonda.
LUCE . Fotofobico era Ugo La Malfa , convinto che alzarsi dopo il levar del sole portasse male . E l' industriale Alberto Pirelli faceva ogni sera il giro degli uffici della sua societa' per chiudere tutte le luci . Fobia da bolletta ?
GAS . " Avro' spento il gas ? " . Rosi dall' incertezza , si alzano e rialzano dal letto finche' il sonno non li fa crollare . Su questa fobia diffusa Giorgio Gaber ha montato una celebre gag .
NEVE . " La neve e la montagna mi danno un senso di distacco , di convalescenza . La neve , cosi' immacolata , mi ricorda malattie letterarie come la tubercolosi , che da grande magari ti fanno diventare uno scrittore famoso " . Achille Bonito Oliva , critico .
MARE . La puntata di Love Boat dove e' apparsa Janet Leigh ha dovuto essere girata tutta a terra , in una cabina ricostruita e su un ponte finto che dava su un prato verde . " Se vado in mezzo al mare " , ha spiegato l' attrice americana , " provo la sensazione di essere inghiottita da un momento all' altro " .
ONDE . " Da quella volta che ho rischiato di affogare a Fregene " , dice Gianni Mattioli , capogruppo dei Verdi alla Camera , " il mio incubo ricorrente e' di venire travolto da enormi onde grigio giallastre che mi passano sulla testa " . Curiosamente anche un' altra deputata verde , Laura Cima , ha la stessa fobia .
LAGO . " Ho la fobia di affogare in un lago fatto solo di semolino " . Raimonda Gaetani , scenografa .
ISOLE . Carmen Llera , moglie di Alberto Moravia : " Mi fanno sentire prigioniera . Anche la Sicilia , che e' bella grande . Non posso dipendere da nulla , neanche da un aereo o da una nave . Mi ricordo quando si ruppe un piccolo aereo , eravamo in Gabon e rimanemmo bloccati per due giorni . Cominciai a piangere e a urlare in mezzo all' aeroporto".
CITTA' . " La mia fobia e' di essere condannato a vivere in citta " . Matteo Spinola , press agent .
CAMPAGNA. Barbara Alberti , scrittrice : " La campagna e' odiata da tutti gli intellettuali , di destra e di sinistra . E io muoio se li devo accompagnare " .
ARIA . L' attrice Mariangela Melato e' pneumofoba : " Ho la fobia dell' ossigeno , dell' aria pura . Fino a svenirne " . MANCANZA D'ARIA. Dudu' La Capria , scrittore : " La mia fobia e' di rimanere soffocato da qualche parte . Mi angoscia dover vivere in una situazione protratta di mancanza d' aria " .
MOVIMENTO . La critica d' arte Lea Vergine , tra le tante paure o inquietudini che la tormentano , confessa l' ultima fobia . Riguarda il cambiare luogo o posizione . Dall' entrare o uscire da una stanza al decidere di viaggiare . DISORDINE . " Ho una forte tendenza , continuamente disattesa dalla vita , a organizzare non solo i miei cassetti ma anche la quotidiana realta' . Il disordine mi fa sentire perduta , in balia degli avvenimenti " . Patrizia Carrano , scrittrice .
PROFONDITA' DELL' UNIVERSO. Alberto Ongaro, scrittore : " Non vorrei sembrare pomposo , ma a volte mi prende la consapevolezza della profondita' dell' universo . Vengo assalito da un vero e proprio senso di panico . Mi puo' accadere in ogni ora e in ogni luogo , per esempio guardando il cielo . A pensarci bene , pero' , questa non e' una fobia : e' la condizione normale dell' uomo . Ma noi ci dimentichiamo spesso della nostra condizione " .
NOIA . " Non riesco a sopportare le persone noiose , le evito in tutti i modi . Quando ne avvisto una per strada cambio subito marciapiede . Se mi telefonano a casa , faccio dire che non ci sono . E se riescono a trovarmi , rispondo testualmente : non ci sono . Sono uscita " . Camilla Cederna , giornalista .
FESTE . L'attrice Adriana Asti sfugge come la peste tutte le riunioni mondane : " Mi annoio con il prossimo , anche se sto attenta a evitare gli imbecilli . La noia ha su di me effetti devastanti . I sintomi sono precisi : pallore , brividi , svenimento . So gia' che moriro' durante una conversazione tediosa " .
PRETI E POLACCHI . Federico Zeri , critico d' arte : " Ho la fobia dei preti che fanno politica . Ma anche degli individui arroccati al potere che fanno finta di essere di sinistra . Inoltre mi sono odiosi tutti i polacchi". Perche'? " Per un'infinita' di motivi che sarebbe troppo lungo elencare " .
CATTOCOMUNISTI . " Da piccolo sognavo che mi uccidevano perche' sono omosessuale . Adesso sono insofferente verso chi parla sempre di democrazia e di pace , come i cattocomunisti di ogni tipo : dal Pci alle Acli alla Caritas". Angelo Pezzana, fondatore nel 1971 del Fuori (Fronte unitario omosessuali rivoluzionari italiani) , libraio , consigliere regionale del Piemonte .
ORGOGLIOSI E MILLANTATORI . Monsignor Loris Capovilla , vescovo di Loreto , ex segretario di papa Giovanni XXIII : " Come cristiano accetto tutti , ma se penso all' etimologia della parola ' ' fastidio' ' mi accorgo che essa deriva da due parole latine : ' ' fastus' ' , che significa orgoglio , e ' ' tedium' ' , noia . Noia degli orgogliosi e dei millantatori , quindi . Nessun odio e nessuna fobia , pero' , per carita' ! Chi odia avvelena se stesso e l' ambiente in cui vive , mentre gli uomini sono nati per stare tutti assieme , formando una sinfonia " .
PERDERE . " Ho paura di ogni tipo di sconfitta " . Nino Benvenuti , ex campione mondiale dei pesi medi .
VINCERE . Lo scrittore Giorgio Manganelli ha la fobia dei premi letterari : quando sa di essere stato selezionato , arriva fino al punto di telefonare ai giurati a uno a uno , pregandoli di non farlo vincere .
ANIMA . Ruggero Guarini , giornalista : " La mia idiosincrasia e' per gli ideologi che fanno i romanzieri , per i professori che fanno i poeti e per tutti quelli che non si fanno i fatti loro . Volgarita' per me e' il tentativo disperato di sembrare quello che non si e' : ho la fobia di chi considera un privilegio avere un' anima , quando l' anima ce l' hanno tutti , anche le portiere " .
VOLGARI . " Ho la fobia della volgarita' , di ogni tipo : dal linguaggio ai gesti , al modo di vestirsi , alla tv , alle copertine di certi giornali . . . " . Elisabetta Catalano , fotografa .
GELOSI . Silvio Ceccato , cibernetico : " Ho una fobia verso i gelosi . Sono convinti di essere gli unici che amano davvero . E invece amano solo se stessi " .
INCIDENTI . Tutte le mamme sono apprensive e ansiose . Ma mai quanto la cantante Orietta Berti: "Una sera , prima di uno spettacolo , ho telefonato a casa e mi hanno detto che Omar, mio figlio , non era ancora tornato dal mare . Poco dopo essere andata in scena sono svenuta " .
NUMERO QUATTRO . Stava antipatico a Jorge Luis Borges : durante una conferenza stampa lo scrittore argentino chiese ai giornalisti di saltare la quarta domanda.
TREDICI. Il governatore della Banca d'Italia Carlo Azeglio Ciampi ha sempre un funzionario pronto a subentrare quando il numero dei presenti a pranzi e riunioni si arresta sul fatidico tredici . Giovanni Agnelli ha inveito contro il martedi' 13 durante il quale , qualche mese fa , si e' rotto la gamba . E l' ufficio stampa della Fiat ha diligentemente diffuso la sua imprecazione in un comunicato ufficiale .
DICIASSETTE Fa rabbrividire Sandro Pertini , che cada di venerdi' o in un qualsiasi altro giorno della settimana : non prende decisioni , manda a casa i collaboratori , una volta ha perfino spostato un comizio . " Sono convinto che se Luigi XVII si fosse chiamato 16 bis non sarebbe finito ucciso da bambino " , assicura lo scrittore Luciano De Crescenzo .
DICIOTTO . Alla fobia per i numeri si concede anche Giovanni Mariotti , scrittore e critico letterario . Con qualche sorpresa : "Spesso alcuni che considero malevoli si mostrano benevoli , e viceversa . Ora ho in sospetto il 18 , che ritenevo buonissimo " .
PARI . Il poeta Vittorio Sereni non voleva che i suoi libri fossero pubblicati negli anni pari , che considerava infausti .
VENERDI . Renato Ruggiero, adesso ministro del Commercio estero, nominato segretario generale del ministero degli Esteri , chiese di anticipare l' entrata in carica di 24 ore per non farla cadere di venerdi' . E il ministro Giulio Andreotti lo accontento' .
SABATO . "Il sabato porta sfortuna a chi lavora", mormora Woody Allen, "bisogna riposarsi e , per maggior sicurezza , evitare gli jettatori " . In effetti , molti degli interpreti dei programmi tv trasmessi negli Stati Uniti il sabato sera negli ultimi anni sono finiti male : come David Soul (l' Hutch di Starsky & Hutch) che , dopo avere perso il lavoro e la moglie , ha tentato di uccidersi .
DOMENICA . Glabrofobia domenicale quella del calciatore Francesco Graziani , che si e' ritirato due mesi fa : non si faceva mai la barba il giorno della partita .
UN ATTIMINO . Logofobia , o fobia delle parole : Giorgio Forattini e' allergico all' " attimino " che segretarie e centraliniste ci pregano invariabilmente di aspettare .
CARNE . Non la puo' sopportare Enrico Cuccia , consigliere anziano di Mediobanca , benche' si dichiari lontano mille miglia dalle ideologie vegetariane e " animaliste " .
PUNTEGGIATURA. La fobia per i punti attanagliava , a volte , lo scrittore Giuseppe Berto . E anche lo svizzero Friedrich Duerrenmatt , con le sue " 24 frasi lunghe " , non e' da meno . Per non parlare del flusso continuo del cecoslovacco Bohumil Hrabal .
AUTOGRAFI . Non li regalava mai volentieri il vecchio Ernest Hemingway . E non sopportava proprio gli scippatori in vena di furberie . Per esempio , quelli che gli scrivevano solo per ricevere una risposta firmata . Hemingway , cortese , rispondeva . Ma con una lettera anonima . In fondo , al posto del nome , uno spazio bianco .
LINGUA MATERNA . Per Paul Wolfson , scrittore americano nato a New York , e' impossibile parlare inglese . Fino dall' adolescenza ha dei veri e propri sconvolgimenti fisici nel sentire parole in lingua materna . Cosi' e' cresciuto inseguendo per radio e televisione programmi stranieri e ha raggiunto la notorieta' con due opere scritte in francese .
COLORI . Odiano il viola Wanda Osiris, Ronald Reagan, tutta la gente di spettacolo in genere , nonche' l'editore Edilio Rusconi. Il quale e' cromofobo anche nei confronti della pelle nera: poche settimane fa ha vietato la pubblicazione , sulle copertine delle sue riviste Eva e Onda Tv, di foto del comico di colore Eddie Murphy e del presentatore Sammy Barbot .
CAPEZZOLI SCURI. Nico Orengo , scrittore: "Anni fa corteggiavo una ragazza in Francia. Erano i primi tempi del topless, e lei era bellissima. Ma la vista dei suoi capezzoli, scurissimi, mi disturbo' a tal punto che la lasciai".
NUDO . " Fin da piccolo il mio incubo e' quello di camminare nudo per strada . E nudo mi sento di fronte alle delegazioni dei Cobas " . Giovanni Galloni , dc , ministro della Pubblica Istruzione .
SANGUE . Renzo Arbore : una brillante carriera stroncata sul nascere dall' ematofobia . Dalla natia Foggia sarebbe dovuto andare a studiare medicina a Napoli , ma rinuncio' dopo che svenne assistendo a un' incisione a un dito nello studio dello zio medico .
CALVIZIE . Pippo Baudo , presentatore tv : " Ho sofferto moltissimo per i capelli . Ero calvo , ho dovuto ricorrere ai trapianti per superare questo complesso , sottoponendomi a cinque interventi a Parigi " .
DENTISTA . "L' ultima volta che ci sono dovuta andare quasi mi veniva l' esaurimento nervoso " . Giuliana De Sio , attrice .
SPALLE . Armando Costa , avvocato : " Ho la fobia delle spalle al vuoto . Quando mi siedo devo avere sempre le spalle protette , da una parete , da una libreria , da qualcosa " .
MANI . Nell' ambiente pubblicitario e' nota la fobia di Gavino Sanna per la stretta di mano . E capace di trucchi di ogni tipo pur di evitarlo .
OROLOGI . Ciriaco De Mita non riesce piu' a mettere quel bellissimo orologio in acciaio e oro che portava al polso il giorno della batosta elettorale della Dc , nel giugno 1983 .
VESTITI NUOVI . Piero Bassetti , presidente della Camera di commercio di Milano , preferisce indossare fino alla consunzione i vecchi abiti , perche' e' convinto che gli portino fortuna .
SCARPE . L' attrice Brooke Shields non le indossa mai nuove : le fa provare prima alla sua segretaria . E Nancy Reagan le odia sotto al letto di notte .
TUTTO . "Vivo nella paura . Paura del caos , dei politici che sbagliano e ti fanno pagare i loro errori , dei terroristi della guerra nucleare ". Barbara Bouchet , attrice .
FOBIE . Alberto Ronchey , giornalista : " Fobie ? No , no . Non ho di questi problemi , io " . Fobofobico ?

Ecco , queste sono novanta fobie da Vip . Le conclusioni facciamole trarre da Cesare Musatti , padre della psicanalisi italiana . Che , personalmente , non ha paure da denunciare : " Se uno di noi ha una fobia e vuole curare gli altri , bisogna che prima se la cavi , come l'appendicite . Da cosa dipendono le fobie ? Beh , mettetevi in analisi , e allora lo capirete..."
Mauro Suttora
Fiamma Arditi
Ha collaborato Alessandra Baldini

Friday, January 15, 1988

Il cancro ha un Limito

Europeo, 15 gennaio 1988

Inquinamento: valanghe di accuse contro il polo chimico alle porte di Milano

Tumori , acqua in pericolo , professionisti in rivolta . intorno a Pioltello infuria la battaglia fra " terroristi " e " assassini " . Una industria chimica accusata di creare cancro

di Mauro Suttora
foto di Gianfranco Moroldo

A Limito passa anche l' Orient Express . Ma i viaggiatori del treno Parigi-Istanbul che transitano per questo paese di 8 mila persone , venti chilometri dopo Milano in direzione Venezia , non conoscono il triste primato della zona che attraversano : uno dei piu' alti tassi di cancro al polmone in Europa . Intravedono solo per un attimo alte ciminiere , giganteschi labirinti di tubi e rotondi serbatoi lungo la ferrovia . Che pero' subito dopo sono cancellati dalla paradisiaca visione del parco di Trenzanesio , con la villa Invernizzi e filari di alberi secolari , prati verdi , viali e caprioli . Nessun brivido , insomma , come quello che gli stranieri scesi da Chiasso ancora provano quando passano per Seveso .

E invece a Limito si muore . Di tumore , in silenzio , da anni . Piu' di 200 polmoni mangiati via dal cancro nell' ultimo decennio a Pioltello , di cui Limito e' frazione . E poi cancri alla prostata , al fegato , dappertutto . " In questa strada abbiamo un morto in una casa si' e una no . Mio padre se n' e' andato pochi mesi fa " , dice un abitante di via Manzoni , una stradina dove le villette si addensano l' una contro l' altra , in grigio stile hinterland .

Nulla di strano , in una regione come la Lombardia dove i tumori sono saliti del 6 per cento fra le cause di morte rispetto a solo 15 anni fa : ormai un lombardo su tre muore di cancro . A Pioltello la quota di cancri al polmone sul totale dei tumori e' del 40 per cento , contro il 13 del resto della provincia di Milano . Un' indagine dell' Istituto nazionale tumori sul periodo 1976 80 ha stabilito che la mortalita' di Pioltello e' doppia rispetto a quella della provincia di Varese , unica altra provincia lombarda con dati disponibili .

E la situazione peggiora a Limito : il medico Giovanni Moretti qualche mese fa ha calcolato che , nel campione dei suoi 1500 assistiti , dal 1977 al 1985 ci sono stati sette casi di tumore maligno al polmone , mentre i casi che si sarebbero dovuti verificare , secondo le previsioni statistiche medie , erano solo 2 , 5 . Anche se i numeri di questi campioni sono troppo piccoli per fornire certezze scientifiche , la domanda e' lecita : che aria entra nei polmoni degli abitanti di Limito ?

Non c' e' neppure bisogno che , per rispondere , qualcuno punti il dito contro le fabbriche del " polo chimico " : sono li' , cosi' imponenti e vicine alle case che si presentano da sole . Sisas , Sio , Carlo Erba , Cgt : ettari di camini , impianti e magazzini , piu' di mille lavoratori , treni e camion in partenza e in arrivo , produzioni di gas , solventi , antibiotici , emulsioni . Il ministero della Sanita' ha classificato Sisas e Sio " aziende ad alto rischio " assieme ad altre 390 industrie in tutta Italia .

Gli ecologisti minacciano referendum di chiusura come quello contro la Farmoplant di Massa . E il ministro dell' Ambiente Giorgio Ruffolo , per ammorbidire i Verdi , ha promesso controlli accurati su una ventina di grandi aziende chimiche : una di queste e' proprio la Sisas di Limito . Ma anche la Carlo Erba , che non figura nell' elenco delle industrie pericolose , in quanto a inquinamento non scherza : il suo impianto di depurazione delle acque entrera' in funzione solo quest' anno . Cioe' ben dodici anni dopo la legge Merli .

In via del Santuario , a Pioltello , su un muro campeggia una scritta : " Falciola assassino " . I fratelli Luciano e Alberto Falciola sono i proprietari della Sisas , fondata dal nulla da loro padre 40 anni fa . Andiamo a trovare l' " assassino " in Corsia dei Servi a Milano , proprio sopra al Teatrino , dove spesso si esibisce Cicciolina : gli uffici della Sisas sono piazzati orgogliosamente qui , fra il Duomo e San Babila .

Alberto Falciola , baffoni alla Francesco Giuseppe , appena pronunciamo la parola " cancro " balza dalla scrivania e va ad afferrare un dossier in un armadio per mostrarci la sentenza che l' anno scorso lo ha assolto dall' accusa di " omicidio colposo plurimo " che gli era stata scaraventata addosso dal Comune di Pioltello . " Nessun elemento " , ha scritto il pretore , " evidenzia un nesso di causa tra l' uso e la diffusione delle sostanze impiegate nel polo industriale di Pioltello e l' elevata mortalita' verificatasi in zona " .

Ma Falciola nel suo studio ha un' altra ventina di dossier che testimoniano una lotta vecchia di anni per difendersi dalle accuse della Usl e di un comitato antinquinamento formato dai cittadini di Pioltello , Limito e Rodano . Perche' la sua azienda chimica e' una delle piu' contestate d' Italia ? Le ragioni , a parte le numerose vertenze di lavoro col sindacato , spesso risolte a colpi di licenziamenti e sospensioni , sono essenzialmente due : una discarica di nerofumo e di altri rifiuti industriali , che la Sisas nel 1983 ha ricevuto l' ordine di risanare , e un nuovo impianto di produzione bloccato da due anni per le proteste dei Verdi .

" La discarica riguarda il passato , il nuovo impianto il futuro : ma tutt' e due sono caratterizzati dalla pericolosita' , dalle irregolarita' commesse dalla Sisas e dall' inerzia delle autorita' che dovrebbero proteggere la salute dei cittadini " , dichiara Pippo D' Amico , un consulente d' informatica che dalla sua villetta di Rodano coordina le attivita' del comitato antinquinamento . Perche' proprio Rodano ? Perche' e' il comune confinante a sud con Limito , e le sue acque sono minacciate da perdite della discarica accumulata dalla Sisas nei decenni : l' anno scorso sono state trovate tracce di idrocarburi policiclici aromatici (cancerogeni) nella falda che passa sotto il polo chimico .

Ma c' e' anche un' altra ragione che spiega perche' il paesetto di Rodano , tremila abitanti , rappresenta per le industrie della zona una spina ben maggiore di Pioltello Limito , con i suoi 40 mila abitanti : gli immigrati a Rodano sono professionisti milanesi scappati dalla citta' in cerca di verde , mentre Pioltello da vent' anni accoglie meridionali disperati , che non trovano casa a Milano . E cosi' il comitato antinquinamento e' animato soprattutto dai professori del Politecnico e dai dirigenti dell' Ibm di Rodano che dedicano alla passione civica serate e week end , mentre difficilmente a Pioltello i pendolari tornati a casa alle otto rinunciano a un po' di tv . E poi , molti di loro nelle industrie chimiche ci lavorano .

Partecipiamo una sera a un' assemblea pubblica nel cinema di San Felice (Segrate) : anche gli abitanti di questo ghetto per ricchi , cosi' come quelli delle vicine Milano 2 e San Bovio , cominciano a preoccuparsi per la propria acqua potabile e per " le porcherie che escono da quelle fabbriche " . Tutte le aziende del polo chimico sono invitate , ma soltanto la Sisas si presenta . E cosi' il suo ingegnere fa da parafulmine per le paure e le accuse degli intervenuti.

" La discarica dev' essere messa in sicurezza , isolata e impermeabilizzata a spese dell' industria : chi inquina paga " , sostengono gli ecologisti , che accusano anche un nuovo impianto per la produzione di anidride maleica e acido fumarico , costruito dalla Sisas nel 1985 : " Funzionera' col benzolo , una delle 14 sostanze cancerogene certe " , avverte Gabriele Salvago , docente di chimica al Politecnico . Ma lo scorso 27 novembre il pretore di Cassano ha dato il via al nuovo impianto , ritenendolo innocuo . L' ingegnere della Sisas sbotta : " Certo , siamo un' industria chimica , e per questo siamo classificati come ' ' impianti insalubri di prima classe' ' . Ma rispettiamo tutte le prescrizioni di legge , e anzi abbiamo un depuratore all' avanguardia . Diteci quello che volete veramente : che ce ne andiamo ? " . " Si " , risponde una signora dalla platea . " Puo' darsi che lo faremo , perche' qui ormai siamo completamente bloccati " , replica stizzito l' ingegnere .

Il proprietario della Sisas , Falciola , alle assemblee vorrebbe andarci : " Ma con questi baffi poedi minga : sono troppo riconoscibile . Pero' qualche volta vorrei rispondergli in faccia , a chel terurista del Bai " . Il " terrorista " Edoardo Bai e' l' ufficiale sanitario della Usl che mette continuamente i bastoni fra le ruote della Sisas . Andiamo a trovarlo nel suo ufficio a Gorgonzola : " Se sperano che gli dia l' autorizzazione per il nuovo impianto , se lo sognano . Che lo facciano andare a butano , invece che a benzolo . E poi , lo hanno costruito con i rottami di un impianto Snia di Colleferro saltato in aria " .

" Non e' vero , il nostro e' un impianto sicurissimo " , ribatte a distanza Falciola , " e infatti il pretore ci ha dato ragione . Emetteremo solo cento grammi all' ora di benzene , mentre la regione Lombardia ha autorizzato per l' Alusuisse di Scanzorosciate nove chili all' ora " . Addentrarsi in ogni singolo dettaglio tecnico , mettere a confronto le tesi del " terrorista " con quelle dell' " assassino " e' tanto appassionante quanto complicato e noioso . Anche perche' spesso tutto finisce di fronte al tribunale : sono una cinquantina i processi sostenuti dalla Sisas negli ultimi anni , di cui sei contro Bai .

C' e' un unico punto su cui ecologisti e Sisas sono d' accordo : l' inefficienza della pubblica amministrazione . Che non ha impedito ai privati di costruire le case addosso alle fabbriche , e che adesso vuole aggiungerci anche un centro commerciale di Silvio Berlusconi , a Pioltello . " Ma qui c' eravamo prima noi , non possono cacciarci " , protestano alla Sisas . La provincia di Milano ha affidato il progetto di bonifica della discarica di nerofumo alla Castalia , un ' azienda di disinquinamento dell' Iri .

" Mi sun chi che speti " , ironizza tranquillo Falciola . Lui sarebbe contento di regalare al comune di Rodano il terreno della discarica , per farlo bonificare con fondi pubblici . " Basta che non succeda come l' altra estate , quando quei pirla mi hanno telefonato mentre ero in Carinzia in cima a un albero al tramonto , proprio nell' ora migliore per la caccia al capriolo".

Gli ecologisti obiettano che la Sisas , con un fatturato annuo superiore ai 400 miliardi , puo' benissimo spenderne una ventina per ripulirsi la discarica . " Ma allora perche' lo Stato ha regalato 50 miliardi alla Montedison per la sua discarica di Marghera ? " , ribatte pronto il Falciola . E cosi' via , all' infinito . La piccola guerra alle porte di Milano continua , con i suoi " assassini " , con i suoi " terroristi " . E con i suoi morti di cancro .

Mauro Suttora

Saturday, January 09, 1988

A noi la molecola

Scommesse sul futuro: alla ricerca di nuovi materiali

Idee geniali. Denari pochi. Da 20 anni la chimica italiana campa sugli allori di vecchi brevetti. La via d'uscita per il 2000? Una fusione tra i nostri due giganti, Montedison ed Enichem

Saturday, December 12, 1987

parla il generale Jean

Guerre del futuro/i dilemmi di uno stratega: parla il generale Carlo Jean

I CANNONI DELLA PACE

Gorbaciov ha accettato di smantellare gli euromissili perche' ha un esercito piu' potente dei paesi Nato. Adesso aumentano i rischi di un conflitto europeo. Per il disarmo: aumentare gli armamenti

di Mauro Suttora

Europeo, 12 dicembre 1987
 
“No, il trattato che Reagan e Gorbaciov firmeranno a Washington non e' un salto nel vuoto, non nasce improvvisamente, non e' un trauma per noi militari. Ma le sue conseguenze devono essere chiare per tutti: d'ora in poi gli europei dovranno pagare molto di piu' per la propria difesa. Mamma America se ne va". 

È uno dei cervelli piu' brillanti delle nostre forze armate a parlare : il generale Carlo Jean, 51 anni, ex comandante degli alpini e attualmente responsabile degli studi strategici del Casd (Centro alti studi difesa) a Roma, dove studiano gli ufficiali destinati agli altissimi gradi. E getta subito acqua sul fuoco degli entusiasmi di chi esulta per la " svolta epocale", la "doppia opzione zero" con la quale per la prima volta nella storia due potenze militari contrapposte accettano di autodistruggere fisicamente un' intera famiglia di armi : i missili a corto e medio raggio in Europa . 

Si' , quelle 3800 testate nucleari (tremila sovietiche , 800 statunitensi) che spariranno nel giro di tre anni , alleggeriranno il nostro continente dalla minaccia atomica . Dopo tante dimostrazioni pacifiste addio euromissili , addio 112 Cruise installati a Comiso , addio SS 20 , al macero tutti i missili nucleari con portata dai 500 ai 5 mila chilometri.

Ma qui, negli uffici del Casd sul lungotevere della Lungara, nella caserma dove alloggia Giovanni Spadolini, fra gli specialisti e i massimi esperti di cose militari, tutto appare piu' problematico. Il generale Jean ci riceve alle sette e mezzo del mattino, e da buon piemontese apre subito le finestre del suo studio "per aerare un po', se non le spiace". 

Si figuri, generale. E per cominciare, ci dica subito cosa pensa della frase con cui Eduard Shevardnadze, ministro degli Esteri sovietico, ha gioiosamente commentato l'avvenuto accordo: "Adesso i militari se ne staranno buoni per tredici anni, impegnati come saranno a verificare il rispetto del trattato". 

Ma come ? È noto a tutti che i generali russi farebbero volentieri a pezzetti Michail Gorbaciov con tutte le sue perestroike e aperture agli occidentali, e quello sciagurato di ministro li provoca cosi' pesantemente? 

"I rapporti fra politici e militari in Unione Sovietica sono sempre molto sfumati. Il caso Eltsin dimostra che il potere reale e' ancora tutto in gioco. Resta tuttora un mistero, per esempio: dov'e' finito Gorbaciov per 52 giorni la scorsa estate, prima di riapparire circondato da marescialloni e ammiraglioni nella base militare di Arcangelo, sul mar Bianco?".

Pare che scrivesse il suo libro . 
" Mah . . . Quel che e' certo e ' che , nei negoziati sugli armamenti , l' influsso dei militari sovietici e' assai maggiore di quello che hanno i militari occidentali . E ai russi questo permette di avere una visione strategica della linea da seguire . Invece i nostri politici , che devono tenere d' occhio le opinioni pubbliche interne , hanno spesso considerato il negoziato come uno scopo a se' stante , e non come un mezzo per raggiungere maggiore sicurezza . Perche' , per esempio , dopo aver respinto con sdegno per anni l' opzione zero proposta dalla Nato i sovietici alla fine l' hanno accettata ? La risposta e ' semplice : fin dal 1984 all'accademia Frunze, che sforna gli alti dirigenti politico militari di Mosca , e' emersa una nuova tendenza strategica : quella della convenzionalizzazione". 

Che vuol dire fare a meno delle armi nucleari.

"Si' , e questo per loro e' accettabile perche' in Europa detengono la superiorita' nelle forze convenzionali . Gorbaciov puo' imporre la distruzione dei missili SS 20 perche' ormai la nuova dottrina militare sovietica prevede le armi atomiche solo per un eventuale secondo colpo, per la dissuasione. Una guerra in Europa loro la ipotizzano combattuta solo con le armi convenzionali".

E la Nato lamenta una superiorita' di tre a uno del Patto di Varsavia nelle armi non nucleari. Ma alcuni, come per esempio i socialdemocratici tedeschi occidentali e il loro responsabile Esteri, Karstens Voigt, sostengono invece che c' e' parita', vista la superiorita' tecnologica dell' Ovest . Chi ha ragione ? 

"Il problema non e' uno sbilanciamento numerico a livello generale. Per esempio nel 1940, quando i tedeschi attaccarono la Francia, avevano meno carri armati dei francesi e degli inglesi. Ci sono oggi delle asimmetrie geografiche che giocano in favore dell'Est: loro possono spostare e concentrare le forze ovunque, mentre noi fra l'Italia e la Germania abbiamo il cuneo della Svizzera e dell'Austria neutrali, e fra l'Italia  la Grecia e la Turchia c'e' il mare. Inoltre, gli Stati Uniti non hanno un sistema di controllo sui propri alleati europei cosi' ferreo come quello dell'Unione Sovietica sui suoi satelliti. Una delle conseguenze della doppia opzione zero e' che, venendo a mancare tutta una classe di armi atomiche, si perde anche il collante che teneva assieme le varie aree della Nato. Adesso il fronte Sud, di cui l' Italia fa parte, e' separato completamente dal centro Europa. Paradossalmente, senza i Cruise di Comiso che potevano colpire Minsk e Kiev, i rischi di un conflitto limitato nel Mediterraneo aumentano..."

Mi scusi, generale, ma mi sembra che lei rimpianga gli euromissili la cui eliminazione viene invece accolta con sollievo da tutti.

"Purtroppo nel campo del controllo degli armamenti non si puo' correre dietro alle fantasie e ai buoni sentimenti . Un dirigente di uno Stato , responsabile della sicurezza dei suoi concittadini , non fa mai regali : giunge a determinate decisioni dopo aver valutato a fondo gli interessi della propria parte ".

E questo a Est come a Ovest.

" Si' . I sovietici non avevano installato gli SS 20 come strumenti militari , ma per esercitare un' intimidazione politica sull' Ovest . E quindi il loro significato e' scomparso quando noi abbiamo schierato gli euromissili : gli SS 20 sono diventati del tutto inutili , se non controproducenti . E questo che ha permesso ai sovietici di accettarne lo smantellamento".

E adesso , generale ? Tutti sperano che il disarmo continui. 

" Nel caso degli euromissili e' stato tutto relativamente facile , perche' noi avevamo da offrire in cambio Pershing e Cruise e anche perche' era una partita a due . Ma in campo convenzionale , se disarmo ci sara' , dovra' essere necessariamente diseguale . Dovra' insomma disarmare piu' l' Unione Sovietica che non gli occidentali , per ridurre lo squilibrio esistente . Noi abbiamo poco da offrire , perche' siamo gia' inferiori : l' anno scorso l' Urss ha prodotto 3 mila carri armati , noi 1200 ".

E allora , per ridurre questo squilibrio , l' Europa occidentale dovrebbe armarsi di piu'? 

"Si', e' un altro paradosso ma e' cosi': per disarmare bisogna prima armarsi. E questa per noi europei e' ormai una scelta obbligata , perche' non si puo' pensare che gli Stati Uniti mantengano in eterno 300 mila loro soldati a presidiare l' Europa . I cittadini americani non accettano piu' di pagare tasse anche per la nostra sicurezza " .

Le armi atomiche sono tremende ma hanno un pregio : costano relativamente poco . Le armi convenzionali , invece , sono costosissime . Per il riarmo europeo , che e' in cantiere , circolano cifre da far tremare i polsi . L' Italia , per esempio , ha attualmente una spesa militare di circa 20 mila miliardi all' anno . Come pensate di far accettare all' opinione pubblica aumenti dell' 8 per cento annuo ? 

"Purtroppo l' inflazione militare e' molto piu' alta di quella civile , perche' le armi sono un prodotto ad altissima tecnologia. Ogni generazione di armi costa dalle due alle cinque volte in piu' di quella precedente. Ma un modo per spendere di meno c'e': la standardizzazione, la cooperazione fra le industrie europee. La fregata Nato degli anni Novanta , per esempio, sara' costruita in 27-28 esemplari. Con gli stessi soldi , se si fosse proceduto separatamente , non saremmo arrivati a piu' di 19 20 navi".

L' esercito italiano , pero' , sembra vergognarsi di se stesso . La sua attuale campagna pubblicitaria mostra i soldati che fanno di tutto (spengono incendi , sfamano terremotati , spalano la neve) tranne quello per cui esiste un esercito : prepararsi a fare la guerra . 

" E vero : esiste una certa contraddizione fra il livello dichiaratorio verso il grande pubblico e le reali necessita' di una politica di sicurezza e di difesa . Ma questo , probabilmente , e' il difetto di ogni campagna pubblicitaria : per vendere , si accredita l'immagine piu' accettabile".

A gennaio il ministro della Difesa Valerio Zanone presentera' in Parlamento la nuova legge promozionale per il riammodernamento delle nostre forze armate. I programmi sono molti e costosissimi : si va dai missili antiaerei Patriot made in Usa (3 mila miliardi) al primo tank interamente made in Italy, l'Ariete della Fiat Oto Melara , che verra' prodotto in 500 esemplari. Pero' oltre all'Efa (European Fighter Aircraft) non sono molte le coproduzioni europee. Perche'?

"Se nella divisione delle commesse in Europa alle nostre industrie viene riservata la carpenteria metallica , e' evidente che non possiamo starci . Comunque , nel caso dell' Ariete alla fine ciascun esemplare ci costera' piu' o meno come un Leopard . Voglio pero' precisare che i nostri programmi di ammodernamento non sono una conseguenza dell' opzione doppio zero : se ne discuteva gia' quattro anni fa".

Il fallimento del vertice italo-francese a Napoli il 26 novembre dimostra che ciascun paese europeo anche nel campo della difesa se ne sta per conto suo, iperprotettivo verso le proprie industrie nazionali. 

"Guardi che negli Stati Uniti , dove per le commesse militari c' e' concorrenza , quando la Lockheed si vede bocciare un prototipo licenzia 30 mila dipendenti in un colpo solo . Lei pensa che il nostro mercato del lavoro lo permetterebbe?" 

Un'ultima domanda, generale : perche' la Nato non studia forme di resistenza civile ed economica da affiancare alla difesa armata, come fa la Svizzera? 

"Purtroppo il nostro paese non ha la stessa coesione sociale della Svizzera. Quanti sarebbero da noi i collaborazionisti in caso di invasione? Ciascun ufficiale svizzero ha il potere di punire il civile che collabora con il nemico. E la parola "punire", in casi come questi, e' un eufemismo".
Mauro Suttora

Saturday, October 17, 1987

Svizzera al voto


Inchiesta: come gli svizzeri difendono la loro immensa ricchezza

Viaggio nel cuore della Confederazione, chiusi in un Cantone. "Gli alberi sono sacri": lo aveva detto Guglielmo Tell. Ora i suoi discendenti di Uri li difendono. Dichiarando guerra ai motori

dall'inviato a Uri (Svizzera) Mauro Suttora

Europeo, 17 ottobre 1987

Gli urani non sono lontani. Se ne stanno lì sotto, nella loro valle appena oltre il passo del San Gottardo, a meno di 200 chilometri da Milano. Con le loro mucche, i loro boschi, i loro paesini deliziosi. E con l'autostrada. Le quattro corsie levigate che uniscono il Canton Ticino a Zurigo, l'Italia alla Germania, il Mediterraneo all'Europa del nord, tagliano in due la stretta valle di Uri. Ma i 35 mila urani hanno imparato a odiarlo, quel nastro d'asfalto. Perché i milioni di auto e camion che transitano ogni anno sull'autostrada stanno uccidendo il piu' antico cantone svizzero.

"Papà, è vero che gli alberi sanguinano quando vengono tagliati?", chiede, nel Guglielmo Tell di Friedrich Schiller  il figlio del mitico fondatore della Svizzera. E l' eroe risponde : "Gli alberi sono sacri, questa è la verità. Le valanghe avrebbero seppellito da molto tempo la nostra Altdorf se non ci fosse la foresta a proteggerci".

Sette secoli dopo la mela e la cacciata del cattivo balivo Gessler, che angariava gli urani per conto degli Asburgo, la cittadina di Altdorf e' sempre, con i suoi 8 mila abitanti, la capitale del cantone di Uri. A infastidire le centinaia di Huber e di Arnold sono rimaste solo le campane della chiesa, che suonano inesorabili ogni quarto d'ora. Ma nessuno qui si sogna di denunciare il parroco per disturbo della quiete pubblica, com' e' successo in Italia . Perche' gli urani sono ancora devoti al papa come nel 1847, quando fecero scoppiare la guerra civile del Sonderbund assieme agli altri bastioni conservatori cattolici di Schwyz, Lucerna, Friburgo, Zug e Vallese.

Oggi pero', se non e' guerra, e' rivolta. Il cuore della Svizzera profonda si ribella non piu' contro i lumi della ragione, ma contro i fumi delle automobili. Perche' il bosco di Guglielmo Tell, quello che tuttora protegge il cantone di Uri e tutte le valli elvetiche da valanghe e frane, sta morendo. Meta' degli alberi sono malati.

"Ancora pochi anni, e fra parassiti e piogge acide causate dall'inquinamento qui di abeti ne rimarranno ben pochi", si lamenta il sindaco di Silenen, un paesino fra Altdorf e il Gottardo dove la montagna si fa ancor piu' scoscesa e minacciosa. Ecco allora apparire, nelle valli svizzere, enormi barriere di cemento: sostituiscono quelle naturali degli alberi. Con la differenza, pero', che il cemento non beve dal terreno i 20 mila litri d'acqua assorbiti ogni anno da ciascun albero. E le conseguenze cominciano a essere catastrofiche.

Due mesi fa, contemporaneamente alla Valtellina, anche a Uri e nel Ticino le piogge torrenziali hanno devastato argini, interrotto strade, provocato frane. Il traforo del San Gottardo e' stato riaperto a meta' settembre, ma per settimane tutto il traffico internazionale e' stato deviato verso il passo del San Bernardino. Magra figura, per un' opera terminata appena cinque anni fa e costata ben duemila miliardi di lire.

Il cantone di Uri, in un raptus di isolazionismo medievale, ha deciso dopo le inondazioni di limitare il traffico sull'autostrada alle sole auto con targa Ur e ticinesi. Risultato : piomba immediatamente da Zurigo Michael Dreher, 43 anni, consulente finanziario e fondatore del nuovo partito degli automobilisti. Pigia sull'acceleratore della sua Chevrolet (in garage ha anche due Mercedes e una Lancia), e con alcuni accoliti imbocca l'autostrada numero 2, in barba ai vigili urani.

"Protestiamo contro lo strapotere degli ecologisti, arroganti intellettuali che pretendono di penalizzare i cittadini che usano l'auto ", proclama Dreher. Nel suo mirino, oltre al Gottardo, ci sono i limiti di velocita' imposti dal 1985 (120 chilometri all'ora sulle autostrade, 100 nelle altre), la tassa sulle autostrade (26 mila lire all'anno, ma in cambio non ci sono caselli) e i catalizzatori da applicare ai tubi di scappamento (in questo campo la Svizzera e' il paese piu' severo al mondo, con Germania Ovest, Svezia e Usa).

Quanti voti prenderà Dreher alle elezioni del 18 ottobre? Sicuramente meno degli odiati verdi, i quali si preparano a festeggiare l'aumento dei propri deputati da quattro ad almeno 15-20. Ma sono verdi svizzeri, quindi diversi dai colleghi italiani o tedeschi: si interessano solo di inquinamento, senza preoccuparsi di pacifismo o altri argomenti al di fuori di quelli strettamente naturalistici.

"Per risolvere il problema del San Gottardo", propone Maurizio Ghini, 32 anni, biologo e deputato ecologista nel Canton Ticino, "invece di costruire una seconda galleria automobilistica bisogna allargare quella ferroviaria, per permettere ai treni di caricare i camion, come fa l'Austria dal Brennero alla Germania. Cosi' non ci saranno più' gas di scarico".

I temi ecologici sono gli unici a scaldare i cittadini in campagna elettorale. Nella Svizzera italiana, oltre al traffico, le principali questioni riguardano un deposito di rifiuti radioattivi che Berna vorrebbe rifilare alla Val Mesolcina, e l'aeroporto di Locarno-Bellinzona che dovrebbe allungare e asfaltare l'attuale pista civile in erba: "Usate la pista in cemento dei militari", ribattono gli oppositori.

Nel Canton Ticino si propone al voto anche un "partito ecologico liberale" .Ma , attenti al trucco: e' stato fondato in aprile da Valentin Oehen, leader degli xenofobi che si battono contro una forma particolare di "inquinamento": quello degli immigrati e dei rifugiati politici. Poco coerente, Oehen da qualche anno si e' stabilito nel Ticino, a Sessa di Malcantone, in mezzo ai disprezzati italiani: piu' del razzismo puo' il clima.

Ma la Svizzera offre di tutto. Vogliamo per esempio passare dalla xenofobia alla misoginia? Ecco cio' che scrive il maggiore scrittore elvetico, Max Frisch, nel suo Libretto di servizio (Einaudi, 1977), micidiale ritratto dei compatrioti: "Benche' esistano anche vere svizzere, il vero svizzero si sente meglio tra uomini". Nessuna meraviglia, quindi, che sulle dolci rive del lago dei Quattro cantoni, nella Altdorf di Guglielmo Tell, ancora pochi mesi fa i rappresentanti della Korporation, l' ente che amministra gli affari locali, abbiano respinto il voto alle donne. Situazione identica al cantone di Uri anche in quelli di Appenzell, vicino al Liechtenstein.

E povera Elizabeth Kopp, prima donna svizzera nella storia a diventare, l'anno scorso, ministro (della Giustizia): ce l' ha fatta per il rotto della cuffia nonostante fosse la candidata del maggiore partito, quello liberalradicale dei banchieri. Suo marito, anch'egli deputato, le ha votato contro. Scorie del passato nel paese piu' ricco del mondo? "Nel 1992, quando nascera' il Mercato comune della Cee, rischieremo di diventare il Nepal dell' Europa", avverte il deputato democristiano Werner Martignoni. Ma , per ora, gli svizzeri rimangono fieri isolazionisti. Anche se, fra i tanti record del benessere, ce n'e' uno inquietante: il primo posto in Europa per malati di Aids. Sono 41 ogni milione di abitanti.
Mauro Suttora

L'esercito svizzero

Vecchia Europa 1: come gli svizzeri difendono la loro immensa ricchezza

L'ARMA DEL MANAGER

Gli elvetici vanno a votare il 18 ottobre. Verdi a parte, non cambierà nulla. Così come non cambierà il loro esercito senza generali. Ma con i dirigenti delle banche e dell'industria che fanno gli ufficiali per 25 giorni l'anno. Patriottismo? Certo. Ma anche un ottimo investimento

di Mauro Suttora 
fotografie di Gianfranco Moroldo



Europeo, 17 ottobre 1987 

L'ingegner Peter Amacher, 38 anni, dirigente della societa' di elettronica Gretag di Zurigo, ha sotto di se' 350 tecnici e operai. Ma in questi giorni il maggiore Peter Amacher, comandante di battaglione dell'esercito svizzero, da' ordini a 800 soldati che si addestrano nei dintorni dell'abbazia benedettina di Einsiedeln, nel cantone Schwyz. Il servizio militare di Amacher, infatti, e' ricominciato il 24 settembre, e durera' fino alla meta' di ottobre. 

Come ogni ufficiale, ogni anno l' ingegnere deve dedicare tre settimane e mezzo al "corso di ripetizione": una specie di naia a puntate, obbligatoria per tutti gli svizzeri maschi dai 20 ai 32 anni, e che per chi sceglie di diventare colonnello si allunga fino ai 55 anni , per un totale di 1513 giorni (piu' di quattro anni). 

Strana Svizzera, cosi' vicina all'Italia ma cosi' sconosciuta : per la maggior parte di noi e' sempre quella di Pane e cioccolata, il film di Nino Manfredi, o di Pablo, l'emigrante cantato da Francesco De Gregori. 
Strana Svizzera, neutrale da secoli, che ospita l'Onu a Ginevra, ma che l'anno scorso ha deciso, in uno dei suoi numerosissimi referendum, di rimanere fuori dall' Onu. 
Ricchissima Svizzera , soprattutto : inflazione e disoccupazione sono irrilevanti , ferme all' uno per cento. Mentre nel 1971 bastavano 150 lire per comprare un franco, adesso ce ne vogliono 900. 

Il 18 ottobre i sei milioni di abitanti di questa eccentrica macchia nel centro Europa andranno a votare per il rinnovo del Parlamento federale . Da quasi trent' anni al governo di Berna c' e' un' " ammucchiata " di partiti " borghesi " (liberalradicali , democristiani , agrari) e socialisti , che assieme controllano 180 deputati su duecento . Il resto sono xenofobi di destra , comunisti , localisti e verdi . Saranno gli ecologisti l' unica sorpresa dell'inamidato panorama politico svizzero ? I sondaggi li danno al 15 per cento : sarebbe un terremoto. 

Ma il vero mastice della Svizzera, paese con due religioni e quattro lingue, e' un altro: gli affari. Ben 150 deputati (su 200) appartengono ad almeno tre consigli di amministrazione. Detto questo, detto tutto: "Il socialismo si addice alla Svizzera come la sella alla mucca", aveva concluso Lenin gia' ottant'anni fa. 

L' altra grande colonna dell' orgoglio elvetico e' la neutralita' . Armata , pero' . E quindi , ecco l' esercito . Di popolo , pero' . E sul serio : su 600 mila uomini mobilitabili nel giro di poche ore , i militari di carriera sono solo un migliaio . Soprattutto istruttori , il minimo necessario per tenere in piedi la baracca . Niente generali , in Svizzera : i comandanti di corpo assumono questo grado solo in caso di mobilitazione preguerra, come nel 1940. 

I pacifici elvetici non hanno la bomba atomica, non stanno ne' con la Nato ne' con il Patto di Varsavia, non hanno piu' attaccato nessuno dopo la batosta subita dai loro antenati a Marignano nel 1515 contro i francesi, e nessuno ha piu' attaccato loro. Hanno un esercito difensivo, pronto a combattere solo in caso di invasione del proprio territorio e le cui uniche vittorie sono quindi le guerre evitate. Cosi', le citta' svizzere sono piene di monumenti a generali considerati eroi proprio perche' non hanno mai combattuto. L'ultimo, Henri Guisan, nel 1940 mobilito' le truppe con tale efficacia che perfino i nazifascisti lasciarono perdere: il costo di un' invasione sarebbe stato davvero troppo alto anche per loro. 

Ma c'e' un argomento che batte tutti gli altri , e che spiega l'entusiasmo degli elvetici per le proprie forze armate: il loro costo . Molto basso: appena 4 mila miliardi di lire all'anno, l'1,9 del prodotto nazionale lordo contro , per esempio, il 2,8 dell'Italia . E se a questo si aggiunge che il reddito medio di ciascuno svizzero e' il quarto al mondo (dopo Qatar, Kuwait ed Emirati Arabi) , doppio di quello britannico , superiore di due volte e mezzo a quello di ogni italiano, si conclude che per la Svizzera comprare (pochi) cannoni non significa sacrificare sul burro. 

Ma come si svolge, in concreto , la vita di questo " esercito di cittadini " ? Per scoprirlo , abbiamo seguito per due giorni uno dei numerosi dirigenti svizzeri che regalano alla patria tre settimane e mezzo all' anno del proprio tempo . E impariamo subito che il regalo non lo fanno i cittadini , ma le imprese che continuano a pagarli con lo stesso stipendio anche durante il servizio militare : " Per l' industria privata e' un investimento", spiega l' ingegner Amacher, "perche' l' esperienza nell' esercito e' paragonabile a quella di una scuola per manager : si imparano la presa di decisioni rapide , la valutazione delle situazioni , l' organizzazione e la valorizzazione dell' elemento umano . . . " .

L' indennita' per perdita di guadagno pagata dall' esercito va da un minimo di 15 a un massimo di 126 mila lire al giorno , a seconda dello stipendio del " precettato " e della sua situazione familiare (celibe , sposato , con figli , ecc . ) . Per i lavoratori autonomi c' e' un assegno supplementare di 35 mila lire al giorno . E in alcuni cantoni agricoli si raggiunge quasi la perfezione : dei contadini " statali " sostituiscono gli agricoltori chiamati in servizio durante il periodo dei raccolti . 

L' esercito e' territoriale . Il maggiore Amacher , che e' nato a Berna , comanda il 36 battaglione di fanti di montagna (paragonabili ai nostri alpini) , tutti bernesi . Siamo nel suo ufficio di Zurigo, alla Gretag, una societa' del gruppo Ciba Geigy che fattura circa 180 miliardi di lire all' anno . Produzioni : apparecchiature fotografiche , fotofinish , laser , eidophor , densitometri . Ma anche criptologia , un settore delicato , dove la produzione elettronica per scopi bellici e' molto richiesta . E qui si intuisce la convenienza , per l' industria , di avere dirigenti che conoscono bene le esigenze dei militari , essendo militari essi stessi . 

Amacher sottolinea che la sua vita non e' divisa in due : " Sono un cittadino che fa il soldato con lo stesso impegno con cui dirigo l' azienda " . Per la verita' , visto il suo entusiamo per la vita militare , piu' che un manager prestato all' esercito potrebbe essere definito come un militare che per 49 settimane all' anno e' un civile . Seguiamo l' ingegnere elettrotecnico a casa, nella villa sul lago di Hallwil , in Argovia . Sua moglie , insegnante di ginnastica , non sembra particolarmente entusiasta della carriera militare del marito: " Ritorna sempre cosi' stanco dal servizio". 

Il mattino dopo, caricata sulla macchina la cassa con l' equipaggiamento militare che ciascuno svizzero conserva in casa assieme all' immancabile fucile, Amacher parte per Einsiedeln , dove sono previste le esercitazioni di quest'anno . Li' incontra il suo superiore , colonnello Robert Messerli , che da civile e' direttore dell' Ubs (la maggiore banca elvetica) a Interlaken . E, a pranzo con gli ufficiali, si intuisce un' altra grande forza dell' esercito svizzero, oltre a quella del connubio con l'industria: la possibilita', per le migliaia di svizzeri che scelgono la carriera di ufficiale (che "costa" tre anni in piu' di servizio), di entrare in contatto con una quantita' di altri manager e dirigenti la cui conoscenza e' preziosa nella vita normale. 

L' esercito, insomma, e' anche un club di ad alto livello. Colonnello Messerli, e' piu' stretto il segreto militare o quello bancario, in Svizzera ? Il colonnello dell'Ubs d'estate va in vacanza a Punta Ala, il suo italiano e' ottimo . Ma questa domanda molto gentilmente fa finta di non averla capita . E allora contraccambiando la discrezione evitiamo di fargli l'altra domanda, d' obbligo in questi giorni : colonnello , cosa pensa di quel rapporto dell'Fbi che accusa l' Ubs di aver fatto fuggire Licio Gelli dal carcere di Ginevra nel 1983?
Mauro Suttora

Saturday, September 26, 1987

Profughi istriani e dalmati


Ferite socchiuse: 40 anni dopo, gli esuli italiani si interrogano sul proprio passato

PALESTINESI DI CASA NOSTRA

Dalmati e istriani si incontrano a Trieste per commemorare gli avvenimenti del 1947. Gli jugoslavi li chiamano fuggiaschi, il Msi li corteggia. Ma loro cosa rivendicano? Le terre perdute? No, dicono, soltanto il diritto alla nostalgia

Europeo, 26 settembre 1987

di Mauro Suttora

In via Montenapoleone a Milano, fra i re della moda mondiale, la Dalmazia è regina. Sono dalmati, infatti, i due stilisti che si fronteggiano all'inizio della via, con le loro ricche vetrine nelle postazioni più prestigiose, quelle vicine a piazza San Babila: Ottavio Missoni e Mila Schoen. Dalmati , e quindi profughi. Così come gli altri 350 mila istriani, fiumani e lussignani che nel 1947, quarant'anni fa, dovettero abbandonare le proprie terre ai partigiani jugoslavi.

Fu un esodo drammatico. Per molti comincio' gia' nel 1943: gli abitanti di Zara scapparono in 14 mila per non morire sotto i bombardamenti a tappeto degli aerei inglesi. " Io ero prigioniero in Africa", ricorda Missoni, oggi sindaco onorario del 'Libero comune di Zara in esilio', "ma la mia famiglia fuggi' a Trieste con il 90 per cento della popolazione, che era tutta italiana. Quando tornai in Italia trovai mio padre che a 65 anni, per mantenerci, si era dovuto rimettere a navigare. Erano tutti scappati senza una lira".

Per altri la fuga fu meno precipitosa: gli italiani della "zona B" del mai nato Territorio libero di Trieste se ne andarono nel 1954-55, quando la zona passo' sotto amministrazione jugoslava in cambio del ritorno di Trieste all'Italia. Ma il grosso dei profughi "esodò" nel 1947, quando il trattato di pace impose all'Italia sconfitta di cedere quasi tutta la Venezia Giulia alla Jugoslavia.

Fu la ratifica di una realta': gia' da due anni nei paesi italiani della costa istriana si erano installate vincitrici le truppe comuniste del maresciallo Josip Broz detto Tito. Che avevano prevalso, con l' aiuto russo-inglese, non solo su tedeschi e italiani, ma anche, dopo una feroce guerra civile interslava, sui fascisti croati (gli "ustascia") e sui partigiani monarchici "cetnici" (paragonabili ai nostri badogliani).

Il 19 e 20 settembre a Trieste si riuniscono gli esuli istriani e dalmati per commemorare gli avvenimenti di quel 1947. Arriveranno 5 mila persone dall'Italia e dall'estero (soprattutto Canada  Australia e Usa, dove si sono rifugiati circa 50 mila profughi). E poi ci saranno i 50 mila triestini di origine istriana e dalmata.

Ma non sara' un anniversario facile. Il quotidiano semiufficiale Delo (Lavoro) di Lubiana ha gia' dedicato al raduno un articolo in cui si esprime "sorpresa e meraviglia per l'appoggio delle autorita' italiane a questi 350 mila fuggiaschi" (agli esuli, nonostante l'insulto del termine "fuggiasco", l'articolo non e' interamente dispiaciuto: per la prima volta infatti gli jugoslavi riconoscono il numero di 350mila profughi. Nel tentativo di minimizzare l'esodo, in passato Belgrado non era mai andata oltre la cifra di 200-250 mila).

L'ambasciata jugoslava a Roma ha protestato con il nostro governo, che dovrebbe essere rappresentato al raduno dal ministro della Funzione pubblica Giorgio Santuz (Dc), unico titolare di dicastero seppure senza portafoglio proveniente dal Friuli Venezia Giulia.

Perche' queste proteste? "Non lo so, noi non avanziamo alcuna rivendicazione nei confronti della Jugoslavia", assicura Silvio Cattalini, organizzatore del raduno ed esule da Zara. "Certo, nei decenni scorsi c'e' chi ci ha fatto passare tutti per nazionalisti o fascisti. Ma noi vogliamo fare solo un discorso culturale : mantenere viva la memoria sulla nostra tragedia , farla studiare sui libri di scuola. Fra qualche anno, dei protagonisti diretti di quella vicenda non rimarra' piu' nessuno. Ecco, noi vogliamo che la nostra sofferenza non sia cancellata".

A complicare le cose, pero', e' arrivato il Movimento sociale italiano. Il quale ha organizzato per sabato 19, alle sette di sera, un comizio di Giorgio Almirante in piazza Unita'. Gli esuli hanno un concerto nel vicino teatro Verdi alle 18  e usciranno negli stessi momenti in cui il segretario del Msi iniziera' il suo discorso.

"Almirante e' fiero di aver potuto parlare in pubblico per la prima volta proprio a Trieste, nel 1949", spiegano al Msi, "e vuole concludere la sua carriera da segretario con un comizio nella stessa città". Apriti cielo : il consigliere comunale della minoranza slovena a Trieste Alessio Lokar ha protestato per l'adesione del Comune, con il sindaco Giulio Staffieri in testa, al raduno "sciovinista e revanscista" dei profughi.

Il messaggio di Staffieri agli esuli, in effetti, si differenzia da quelli piu' anodini fatti pervenire dal presidente della Regione e da quello della Provincia. Mentre per esempio quest'ultimo definisce l'esodo come "una scelta imposta dalla storia" (frase che fa imbestialire i profughi, ma che si giustifica per la presenza in provincia di Trieste di molti sloveni ai quali dispiacerebbero indicazioni piu' precise), il sindaco si lancia in affermazioni drastiche: "All'emigrazione degli esuli va coraggiosamente dato il nome di esilio, ma noi siamo rimasti qui a mantenere le posizioni di una civilta' che non e' destinata a morire". E poi: "Accanto al rilancio dell'economia , a quello emporiale e scientifico, e' da coltivare o addirittura da anteporre il rilancio dei grandi valori ideali, di cui uno dei piu' alti e sacri e' l'amor di patria".

Patria: una parola che fa venire ancora i brividi di commozione ai profughi (anche perche' la patria e' piu' bella se perduta), ma che suscita sentimenti opposti fra i 30 mila sloveni di Trieste, che non si considerano certo un "avamposto della civiltà" (italiana, latina, occidentale, cristiana) in territorio nemico.

Cosi', a quarant' anni dalla fine della guerra, molti sono ancora gli argomenti che scottano. E anche i gesti: "Finalmente", annuncia per esempio Silvio Del Bello, 53 anni, di Umago, presidente dell'Unione degli istriani, "domenica, per la prima volta , un ministro del governo italiano rendera' omaggio alle vittime delle foibe di Basovizza e Monrupino".

Le foibe sono grotte carsiche, cavita' profonde dentro le quali i partigiani di Tito gettarono circa seimila italiani, spesso ancora vivi: tutti accusati di essere fascisti o collaborazionisti, mentre in realta' in non pochi casi si tratto' di vendette personali. Nella foiba di Basovizza, per esempio, che e' la piu' grande fossa comune d' Italia, sono finiti anche comunisti e soldati neozelandesi.

Pochi i corpi riconoscibili : quando gli alleati scoprirono la foiba, i cadaveri legati l'uno all'altro da fil di ferro erano gia' decomposti. Si conosce solo lo spazio che occupano: 300 metri cubi di ossa.

Ma si sa, fra i crimini di guerra quelli dei vincitori sono sempre i meno gravi. E quindi le vittime delle foibe non hanno ricevuto gli stessi onori degli altri caduti. Anzi, illustri professori di storia, come Giovanni Miccoli ancora nel 1976, si sono esercitati nel bollare come "aberrante" l'accostamento fra due pagine egualmente nere della guerra a Trieste, seppure di segno opposto: le foibe slavo-comuniste e il campo di sterminio nazista della risiera di San Sabba (dove, per ironia della sorte, nel dopoguerra vennero parcheggiati molti profughi istriani in attesa di sistemazione).

Ma chi sono veramente i profughi istriani e dalmati? Cos'hanno fatto in quarant'anni questi nostri 350 mila "palestinesi"?
"A differenza dei palestinesi noi siamo esuli in patria", risponde Del Bello, "e pensiamo di esserci comportati bene: ci siamo sparsi un po' in tutta Italia, abbiamo lavorato duro, ci siamo rifatti una casa".

Alcuni hanno fatto fortuna, come l'industriale farmaceutico Fulvio Bracco, quello del Cebion. Altri sono arrivati al successo: l'attrice Laura Antonelli, nata a Pola nel 1941, il cantante Sergio Endrigo, anche lui polesano, la presentatrice tv Paola Perissi (Processo del lunedi).

Uno che non ha dimenticato e' il celebre violinista Uto Ughi, 43 anni, che sta eguagliando le gesta del suo compaesano piranese Giuseppe Tartini: fa parte del consiglio nazionale dell'Unione degli istriani. Dall' ex zona B vengono lo scrittore Fulvio Tomizza e il pugile Nino Benvenuti, da Lussinpiccolo il comandante Tino Straulino, olimpionico di vela.

Mila Schoen (vero nome Maria Nutrizio, sorella del celebre giornalista Nino, ex direttore della Notte) e' fuggita dalla sua Trau', in Dalmazia, addirittura nel 1923, quando aveva un anno e mezzo. Il padre, farmacista, passo' il confine di notte, perdendo tutto. "Mio padre era un patriota", ricorda lei adesso, "e quando la Dalmazia fini' alla Jugoslavia fu considerato un traditore dagli slavi".

Non pochi sono i dalmati profughi due volte: nel primo dopoguerra quando si rifugiarono a Fiume, Zara o Pola, e poi nel 1947, quando dovettero andarsene di nuovo. Mila Schoen e' sfuggita a questo amaro destino: lei nel 1940 era gia' a Milano. "Sono ritornata per la prima volta a Trau ' sei anni fa, mi ci hanno portata in barca degli amici brasiliani. Sono posti bellissimi, straordinari. Quando sono sbarcata, ho domandato in piazza al primo passante se si ricordava dov'era la farmacia del dottor Nutrizio. 'La farmacia del buon Gigi ? Era quella la'!', mi ha subito risposto".

L' Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia ha sede a Roma: ha assistito 172 mila profughi e pubblica un quindicinale, Difesa Adriatica. Presidente e' Paolo Barbi, europarlamentare democristiano fino al 1984; segretario un prete, padre Flaminio Rocchi. Per le ultime elezioni Difesa Adriatica ha indicato alcuni candidati da votare, tutti Dc (l'olimpionico Abdon Pamich, Uto Ughi e lo zaratino Lucio Toth, eletto senatore) e del Msi. Perche'? "Abbiamo segnalato tutti quelli che ce lo hanno chiesto", risponde padre Rocchi. "L'unico requisito e' essere nati nelle nostre terre. Abbiamo pero' una preclusione verso il Pci, che nel 1947 voleva dare Trieste e Gorizia alla Jugoslavia".

Annunci piu' inquietanti sono pubblicati sul mensile Voce di Fiume: raduni di reduci della Decima Mas repubblichina  incontri al Vittoriale. "I nostalgici ci sono dappertutto", commenta Silvio Cattalini, "ma sono solo una piccola minoranza".

E Missoni, che ne pensa? "Fiol, cos te vol che te diga, mi de politica no me interesso. Io vado in Jugoslavia da 25 anni ogni estate con la mia barca  perche' il vino, il mare, i canti e i tramonti sono sempre quelli. Ma nessuno ha mai pensato di tornare. Io non ho mai avuto odio, ne' allora ne' oggi, verso gli slavi. In fondo, noi dalmati siamo sempre stati sotto qualcuno".

Padrone per padrone, l'unica nostalgia che riesce ad accomunare tutti gli esuli istriani e dalmati e' forse quella per l'impero austriaco di Francesco Giuseppe, che riusci' a far convivere pacificamente marinai e pescatori italiani della costa con i contadini slavi dell'interno. Poi sono arrivati i fascisti. Poi i comunisti. E gli ammiratori degli Asburgo sono aumentati: "Quando governavano loro, profughi non ce n'erano".

Mauro Suttora