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Monday, March 01, 2010

Radicali e popolo viola

GARANTISTI O GIUSTIZIALISTI?

di Mauro Suttora

Libero, 28 febbraio 2010

Che c’entrano Emma Bonino e Marco Pannella con il «popolo viola»? Che ci facevano ieri i radicali in piazza a Roma assieme ai cascami dell’ultrasinistra, ai residuati comunisti, alle tricoteuses che da quindici anni sognano la ghigliottina per Silvio Berlusconi?

Davvero la politica impone inversioni a U così spregiudicate? La Bonino si sente veramente così a corto di voti, per l’elezione in Lazio fra un mese, da dover corteggiare una frangia di piazza che è sempre stata, da quando i radicali esistono, agli antipodi del loro garantismo?

Si può dire che il partito radicale sia nato, come ragione sociale, assieme alla tutela dei diritti degli inquisiti. Sono passati 41 anni dal gennaio 1969, quando organizzarono la loro prima polemica “controinaugurazione” dell’anno giudiziario di fronte al “Palazzaccio” di giustizia di Roma. Invitarono magistrati e avvocati, ma soprattutto semplici cittadini danneggiati dalla giustizia. Segretario radicale era allora l’avvocato Mauro Mellini (poi deputato per dieci anni), che assieme al collega Giuseppe Ramadori, anch’egli dirigente del partito, fondò il gruppo “Rivolta giudiziaria”. Precursori: la corrente “Magistratura democratica” non era ancora nata.

Pannella faceva controinformazione sul caso di Aldo Braibanti, un intellettuale condannato a nove anni per plagio ed emarginato perché anarchico e omosessuale. Fu subito incriminato per diffamazione dei giudici. Ne nacque un caso nazionale: con il capo radicale solidarizzarono Pier Paolo Pasolini ed Elsa Morante. Alla fine il reato di plagio venne cancellato dal codice penale.

Dagli anni ’70 la magistratura è stata costantemente nel mirino dei radicali e dei loro referendum contro reati d’opinione, legge Reale, ergastolo, codici e tribunali militari. Walter Chiari e Lelio Luttazzi, incarcerati per droga nel 1970, furono difesi da Pannella, che nel ’75 effettuò la sua prima fumata di spinello in pubblico. Una lotta andata avanti fino ad oggi: alle prossime elezioni il leader radicale non si può presentare perché ha perso i diritti politici passivi (farsi eleggere alle amministrative) a causa della condanna per «cessione di droga» subita con la deputata Rita Bernardini.

Ma tutte le battaglie per i diritti civili (divorzio, aborto, obiezione di coscienza al servizio militare) possono essere considerate affermazioni della libertà individuale contro l’intromissione di stato, leggi, carabinieri, manette e giudici nella vita privata dei cittadini. Finché negli anni ’80 arrivò la campagna per Enzo Tortora, eletto eurodeputato nell’84, e quella conseguente per la «giustizia giusta», con il referendum vittorioso per la responsabilità civile dei giudici.

Il garantismo di Pannella non è mai stato peloso. Ha rasentato l’autolesionismo quando ha difeso i diritti dei parlamentari inquisiti in Tangentopoli, e perfino del boss calabrese Piromalli. E gli ha fatto definire «prostituzionale» la Corte costituzionale, oltre che «cupola della mafia partitocratica».

Viene tristezza quindi adesso nel vedere il libertario Pannella assieme a Paolo Flores D’Arcais (che come direttore della rivista Psi Mondo Operaio prendeva soldi da Craxi), ai giustizialisti e agli altri «amici di Spatuzza», il mafioso che sputazza accuse non provate contro Berlusconi. Perché i radicali sono sempre stati girondini, mai girotondini. Rivoluzionari sì, ma di centro: contro gli opposti estremismi giacobini e vandeani.

Mauro Suttora

Precisazione della signora Rossana Luttazzi, moglie di Lelio:

Gentile Signor Mauro Suttora,
mi è stato segnalato oggi sul Suo blog un articolo sui "radicali".
Ad un certo punto Lei scrive: ".....e Lelio Luttazzi incarcerati per droga".

Vede, quando si trattano argomenti tanto delicati, bisognerebbe fare uno sforzo in più, e documentarsi, rimanere nel vago non aiuta nessuno. Nel 1970 mio marito fu arrestato con un'accusa infondata di detenzione e spaccio di droga. Fu un errore giudiziario! Lo sanno tutti! Forse una delle prime vittime " illustri" del grande orecchio delle intercettazioni.. come ha ben scritto Susanna Tamaro sul "Corriere della Sera" di venerdì 26 febbraio 2010.

Chi legge "incarcerati per droga" e basta, secondo Lei, che cosa deve pensare?? E allora non è meglio chiarire un po' di più se proprio si vuol fare il nome di mio marito?

La pregherei di chiarire nel Suo blog "il concetto".

Nel ringraziarLa Le porgo cordiali saluti
Rossana Luttazzi

Se Lei vuole, può ricopiare questa mia rettifica e inserirLa nel Suo blog.


Mia risposta inviata alla signora Luttazzi:

Gentile signora,
lei completamente ha ragione. Ovviamente suo marito era perfettamente innocente, e così come per Enzo Tortora, che ho citato poco dopo come altro beneficiario del benemerito garantismo di Pannella, non ho neanche sentito il bisogno di precisarlo.
Ho sbagliato? Può darsi, ma non volevo appesantire l'articolo aggiungendo l'avverbio "ingiustamente".

Io personalmente sono antiproibizionista, non dovrebbe proprio esserci reato (come per altre droghe tipo alcol o tabacco). Ma capisco che dia fastidio a suo marito essere tirato in ballo ancora 40 anni dopo per un "reato" mai commesso!

Me lo saluti molto, quando ero piccolo ascoltavo sempre Hit Parade a pranzo, e ho avuto il piacere di rivederlo in teatro con Fiorello.

Mi scusi per il disturbo, aggiungerò questa sua lettera al mio blog, per quel che può servire. Proprio leggendo l'articolo della Tamaro mi era tornata in mente la sua vicenda

Cordiali saluti